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etoy: unesperienza di disobbedienza
civile elettronica
di kranz@polimedia.it
(pdf,
24 kb)
ETOY
Etoy è un gruppo libertario e radicale di artisti
europei esperti di software, un gruppo di artisti-hacker formato
da agenti che vengono da Svizzera, Austria ed Inghilterra (oggi
trasferitisi in blocco in California), che ha creato la prima
tecnologia per realizzare rapimenti virtuali. Le loro intenzioni
non sono criminose ma la portata simbolica e dimostrativa delle
loro azioni è enorme.
Lesperienza artistica di etoy affronta i temi
principali che si intersecano nelle discussioni inerenti allevoluzione
del cyberspazio: la fine dell identità e le mutazioni
corporali, la modificazione del concetto di spazio, il ruolo chiave
della velocità, il rapporto realtà/rete e verità/rete,
il cyberterrorismo, il pericolo del controllo centralizzato e
di una censura nascosta e assolutamente inintelligibile. Si tratta
di argomenti che gli artisti di etoy mettono in pratica,
non teorizzano. La loro azione artistica è pura critica
al sistema dei media e allimpianto teorico e strutturale
del cyberspazio. Prioritaria è la carica di attrazione
del gesto stesso piuttosto che dei contenuti. Il loro obiettivo
è creare ciò che loro stessi chiamano "promotion-package
without content".
DIROTTAMENTO DIGITALE
Lidea di "terrorismo digitale" è nata
con il "dirottamento digitale", centinaia di migliaia
di utenti di Internet finiti in trappola, dirottati verso il sito
di etoy.
Loperazione "digital hijack", letteralmente il "sequestro
digitale" (hijack significa anche dirottamento), è
il primo rapimento di massa della storia di Internet. Iniziato
il 31 marzo 1996 si è concluso il 31 luglio dello stesso
anno, ma i suoi effetti perdurano a tutt'oggi (si calcola che
la trappola abbia colpito almeno altre 800.000).
A partire dal 31 marzo 1996 collegandosi al motore di ricerca
Altavista, e sottoponendo richieste tra le più generiche
(sex, heaven, love, ecc.) nei primi 100 risultati della richiesta
inoltrata, anziché trovare informazioni relative alle parole
chiave, lignaro utente veniva deviato verso il sito di etoy.
Compariva una schermata in cui si diceva: "questo è
un rapimento".
Obiettivo dichiarato dell'operazione: ottenere la liberazione
di Kevin Mitnick, il più grande hacker di tutti i tempi,
finito nelle mani dell'Fbi nel febbraio del '95 a causa delle
ripetute intrusioni nel PC di Tsutomu Shimomura, uno dei maggiori
esperti di sicurezza informatica d'America. "Non ci fermeremo
fino alla liberazione di Kevin Mitnick" è l'inquietante
richiesta alla base del digital hijack. In realtà gli autori
dell'operazione di Kevin Mitnick sapevano ben poco, avevano solo
bisogno di un elemento che completasse la fiction. Se nel mondo
reale non esiste un dirottamento senza ultimatum da parte dei
terroristi, un rapimento senza richiesta di riscatto, questa regola
non poteva non valere anche nel cyberspace.
Il vero obiettivo di questa azione, che ha tenuto in scacco
Internet per più di 5 mesi mettendone a nudo i punti critici,
era proprio quello di mostrare i limiti e le potenzialità
inespresse di una Rete soffocata dalla noia. Si è trattato
di un'operazione di sabotaggio e critica del sistema mediatico,
che con il suo alto valore simbolico sintetizza i punti topici
dello scenario digitale: dalla crisi del concetto di spazio al
pericolo di un controllo subdolo e centralizzato da parte dei
motori di ricerca.
Per mettere a soqquadro il medium, etoy non ne ha
violato i sistemi informatici ne ha commesso reati, ma ha scelto
di usare le sue stesse regole. Per piazzare le loro pagine trappola
nelle classifiche dei motori di ricerca, non hanno violato alcun
data base, hanno invece selezionato duemila parole chiave, lasciando
ad "agenti intelligenti" (robot software) il compito
di simulare un utente comune, consultando i motori di ricerca,
scaricandone le statistiche di listing dei siti Web inseriti nelle
prime venti posizioni, e facendo salire in classifica migliaia
di "dummy pages" fino a portarle nella top ten, quella che il
motore di ricerca visualizza nella prima pagina di risposta all'interrogazione
dello user.
Lhijacking non si limita ad intervenire sui
contenuti ma agisce direttamente sui navigatori. In pratica l'unico
virus che etoy ha messo in circolo è di tipo psicologico
piuttosto che informatico. Si chiama dubbio: dubbio sui veri assetti
della rete e sul controllo del flusso di informazione. Un virus
che non cancella il contenuto dell'hard-disk come quelli
dei cracker "vecchia maniera", ma mina le tue certezze.
Controllo
Il digital hijack ha mirato ai motori di ricerca,
lunico passaggio necessario per chi navighi nel mare sconfinato
di Internet, dimostrando che i motori di ricerca possono essere
manipolati e possono manipolare: possono occultare l'esistenza
di intere aree del cyberspazio rendendole di fatto inaccessibili
(coordinate di posizione ignote) o più semplicemente possono
indirizzare i navigatori verso certi siti, quelli concentrati
(proprio su selezione dei motori) nelle prime dieci posizioni
delle loro classifiche. I nuovi oracoli del mondo digitale assumono
sempre più un ruolo essenziale nella comunità della
Rete. Sono indispensabili, vengono consultati più volte
al giorno per raggiungere la meta prescelta (o, il più
delle volte, per scoprire letteralmente la propria meta) e la
strada da percorrere. Chi può garantire allutente
che operazioni censorie o di canalizzazione dei flussi non siano
già avvenute?
Ridefinizione dellidea naturale di spazio
Il digital hijack non è solo un rapimento simbolico,
è soprattutto un dirottamento: istantaneo spostamento del
navigatore verso un'altra zona della Rete; sfrutta e delinea le
caratteristiche strutturali del cyberspazio, quelle in grado di
mettere in crisi il concetto tradizionale di spazio (fisico) facendo
cadere modelli teorici come gli assetti cartesiani e la prospettiva
rinascimentale.
Nel cyberspazio lo spostamento è point to point,
istantaneo, senza la necessità di attraversare punti intermedi.
La residenza fisica dei dati diventa assolutamente irrilevante.
I tempi di caricamento e la "velocità" di navigazione
sono condizionati esclusivamente dalla bandwidth, la larghezza
di banda, che il navigatore ha a disposizione. La localizzazione
del supporto fisico è un fatto assolutamente trascurabile.
Internet rappresenta un nuovo mondo dove l'uomo trascorre sempre
più tempo e dove perde quelli che sono i riferimenti tradizionali
nel suo rapporto con l'ambiente esterno: lo spazio ed il tempo.
Le implicazioni di questa ridefinizione dellidea naturale
di spazio sono sostanzialmente due: in primo luogo quello che
Paul Virilio definisce "l'uomo disorientato", preda
della "loss of orientation". Luomo abituato a collocare
il proprio spostamento nello spazio tridimensionale, secondo le
leggi della prospettiva, perde il senso dellorientamento.
Lo spostamento non è più fisico ma che avviene attraverso
il flusso di informazioni. A venire meno è anche la possibilità
di favorire i processi di organizzazione e memorizzazione dei
contenuti che riceve di continuo, perché non riesce ad
associarli ad alcun luogo, ad alcuna coordinata spaziale.
Etoy, attraverso il rapimento virtuale, mette a nudo
la loss of orientation. La grande qualità delloperazione
di etoy è proprio quella di non replicare modelli
mutuati da altri media ma di svilupparne uno autonomo, costruito
sulla base delle potenzialità e della struttura specifica
di Internet.
Lhijacking sfrutta le possibilità si
spostamento istantaneo per trasferire non solo le informazioni
ma anche gli spettatori. E il sovvertimento dei "canali
di traffico stabiliti" che mette a nudo i punti deboli della
Rete, lillusione di un media paritario nella struttura di
comunicazione ma polarizzato nei flussi di attenzione in maniera
piramidale. Naturalmente lobiettivo di etoy non è
sovvertire lordine attuale di Internet, ma di attrarre tutti
i flussi di attenzione verso etoy.com.
Identità
Il panorama di temi topici del cyberspazio evidenziati dal
digital hijack si amplia notevolmente se si considerare
il progetto etoy nel suo complesso. Se in Rete puoi cambiare
identità nascosto dietro le linee di testo o di una chat
o puoi impersonare chi vuoi servendoti di un avatar, gli
agenti etoy hanno spinto al limite il concetto di crisi
di identità emerso nel panorama digitale. Hanno abdicato
alla propria identità personale a vantaggio di unindividualità
fortissima: quella della corporation etoy. Un processo
non solo teorico ma visibile attraverso il look unico degli agenti
- tuta nera, giubbotto arancione, testa rasata, occhiali a specchio
- che li rende indistinguibili tra di loro e fa di etoy
una struttura modulare. Identici e perfettamente intercambiabili,
proprio come richiede il groupware, il processo produttivo
del multimedia e la costruzione di una intelligenza collettiva
"intorno" alla Rete.
"Non bisogna considerare il collegamento solo in senso
tecnologico, bisogna mettere in network il proprio cervello, adeguare
il proprio pensiero, perché il mondo è già
una grande rete" (1)
Cancellazione dell'identità anche come esempio di
quel processo di mutazione di un corpo umano "obsoleto" e modificato
dalla tecnologia, di cui si discute da tempo. Cancellazione dell'identità
che consente agli agenti etoy di rinascere di volta in
volta, come un software che cambia versione: gli agenti che hanno
condotto il digital hijack oggi infatti non esistono più,
sostituiti dalla release 2.0 del gruppo: nuovi nomi, nuovi ruoli
nella crew e nuove azioni...
Parallelo etoy - Blissett
Lesperienza di etoy può essere associata,
per alcune caratteristiche basilari comuni, al caso Blissett,
soprattutto dal punto di vista del rifiuto del nome proprio individuale
e dellattacco ai media attraverso i media stessi (anche
se rimangono sostanzialmente esperienze distanti perché
si sono generate in contesti culturali diversi).
Le azioni di Blissett ed etoy sono segnate
soprattutto da un tratto comune: la sconfessione del sistema dei
media portata avanti utilizzandone i meccanismi interni e non
limitandosi ad una critica ne ad una mera analisi teorica.
Comune è anche il risultato finale delle due azioni: la
massima popolarità, il successo mediatico. Per etoy
la rincorsa del successo è un fatto assolutamente cosciente,
lobiettivo ultimo da raggiungere. Ad etoy non interessa
produrre cultura per lélite, ma fare in modo che
il messaggio arrivi al grande pubblico, essere una pop star.
Arte e mercato: etoy.SHARES
Etoy è una società che produce arte
e cultura. Etoy vuole seminare dubbi e confusione ma anche
sovvertire il rapporto tra arti (in particolare elettroniche)
e mercato. Come "bypassare" lintermediazione di
galleristi e mercanti per diffondere le proprie opere? Cosa vendere
quando non si producono quadri o sculture ma azione, shock ed
emozioni? Etoy ha fornito uno dei primi esempi di commercio
darte "web specific" nellepoca telematica,
640mila titoli azionari della corporation etoy, disponibili
sul mercato con unofferta pubblica dacquisto. Questa
operazione segna il passaggio del valore artistico e della proprietà
artistica dallera materiale a quella digitale. La disponibilità
limitata delle azioni sostituisce lidea di prezzo unico.
La cultura e il valore artistico di etoy sono limitati
allo stock disponibile di azioni. Etoy non produce prodotti:
è il prodotto. I mercati digitali sono virtuali perché
i compratori creano letteralmente i valore manifestando la volontà
di acquisto.
Spazzare via la noia della Rete: essere parte attiva
"Tutto può essere diverso, ti abbiamo cambiato
direzione... pensaci!"
Etoy applica al campo artistico ciò che il
Critical Art Ensamble fa in campo politico quando teorizza
e mette in pratica modelli di disobbedienza civile. "Tramite
limpiego di tattiche nomadi come il détournement,
il vandalismo creativo, il plagiarismo, il teatro invisibile,
i bunker possono essere disturbati" (2).
Qualunque opera possa far si che delle persone compiano il trasgressivo
atto di rifiutare un ordine razionale chiuso e totalizzante, e
aprirsi così allinterazione sociale oltre i principi
dellabitudine, dello scambio e della strumentalità
in un ambiente caratterizzato dallincertezza, è unopera
di vera resistenza e di vera trasgressione, perché chi
vi prende parte può trarre piacere da un momento di autonomia.
Solo in queste situazioni può esserci un dialogo, e solo
in questeventualità la pedagogia può avere
effetti illuminanti.
Forse il più importante dei diritti di un sistema
di comunicazione è la possibilità di partecipazione
attiva da parte dellutente. Lintelligenza collettiva
ed i sistemi tecnici che la rendono possibile non possono essere
decretati o imposti da nessun potere centrale: i beneficiari devono
anche esserne i responsabili. Non ci sono consumatori o soggetti
sottomessi allintelligenza collettiva. Di fatto, fin dalle
sue origini, la crescita del cyberspazio è sempre stata
legata ad una attività di base, spontanea, decentralizzata
e partecipativa (3).
TOYWAR
Nel settembre del 1999 la eToys - fondata nel 1997,
una delle più grosse multinazionale americane venditrice
di giocattoli online - si accorge dellesistenza di un dominio
che assomiglia troppo al suo. Il domain name del colosso
californiano è infatti "eToys.com", mentre quello degli
artisti è "etoy.com". In passato eToys aveva ripetutamente,
ma invano, tentato di acquistare il dominino del gruppo di artisti
europei.
A causa di quella "s", eToys decide di intraprendere
unazione legale contro etoy. I suoi legali sostengono
che il sito di etoy potrebbe turbare qualche bambino che,
dimenticando di digitare la "s" finale dell'indirizzo, si imbattesse
nei lavori degli artisti e nel loro linguaggio scurrile. Dopo
un mese la corte di Los Angeles ingiunge a etoy di chiudere
il sito, pena una multa di 10 mila dollari per ogni giorno in
cui il sito rimanga online.
La multinazionale, nata tre anni dopo il gruppo di artisti,
sembra aver vinto. Invece incomincia la guerra. Gli artisti si
trasferiscono in un altro sito (http://146.228.204.72:8080), in
una sorta di esilio. Dopodiché lanciano une-mail
in cui denunciano quello che è appena successo. In 24 ore
il loro messaggio fa il giro del mondo attraverso newsletter
e mailinglist europee e americane, scatenando la solidarietà
di numerosi gruppi di artisti e attivisti (tra i più attivi
RTMark). Loperazione di contrattacco viene chiamata
"Toywar".
Un esercito di 800 agenti etoy aumentano ogni giorno
diventando presto più di duemila. Chi vuole appoggiare
la causa di etoy può farlo registrandosi tra i sostenitori,
oppure direttamente con azioni di disturbo, come l'invio di e-mail.
Unaltra pratica utilizzata è il "Floodnet",
un software già utilizzato in precedenti campagne di sabotaggio
elettronico simili a questa, che attraverso un sovraccarico di
richieste di accesso provoca un rallentamento delle prestazioni
del server portandolo in certi casi al collasso (4).
L'obiettivo è far crollare l'immagine di eToys non
tanto boicottandola, visto che le proporzioni del colosso non
lavrebbero certamente permesso, ma ottenendo una vasta copertura
mediatica e perciò influendo direttamente lopinione
pubblica.
Con laumentare dei soldati etoy, crescono anche
le migliaia di dollari che eToys è disposta a dare
agli artisti per acquistare il loro dominio e chiudere lintera
storia che incomincia a diventare scomoda: 160 mila dollari diventano
400 mila, un record assoluto per l'acquisto di un indirizzo Internet,
a pochi mesi dall'inizio di "Toywar".
Ma per etoy , e per tutta la comunità web che
li appoggiava, non è questione di soldi: rivogliono il
loro nome sul quale hanno puntato tutto fin dallinizio della
loro attività, e vogliono dimostrare come sia possibile
vincere una guerra contro un nemico più forte e più
potente.
Il 27 gennaio eToys si ritira, forse perché
la Borsa incominciava a non gradire questa spina nel fianco in
una così promettente società lanciata verso il futuro
del commercio online. eToys decide così di pagare
i 40 mila dollari ad etoy (lammontare delle spese
legali) mentre etoy.com verrà riattivato al più
presto.
Un portavoce del gruppo dichiara ironicamente: "E' stato
un piacere fare affari con uno dei più grandi giganti dell'e-commerce!".
Link:
http://146.228.204.72:8080
http://toywar.com
http://fanclub.etoy.c3.hu/tanksystem
Link attualmente non attivi:
http://www.hijack.org
http://www.etoy.com
Rassegna stampa sul caso eToys vs etoy:
John Grimmett and Joe Shea
Clashing Domain Names Underlie Unusual Court Case
(The American Reporter, Dec. 28, 1999)
http://www.american-reporter.com/1232/1.html
Tilman Baumgaertel, "Sie versuchen, uns zu zerstoeren"
(Berliner Zeitung, Dec. 29, 1999)
http://www.BerlinOnline.de/aktuelles/berliner_zeitung/medien/.html/3artik01.html
Craig Bicknell, EToys Relent, Won't Press Suit
(Wired News, Dec. 29, 1999)
http://www.wired.com/news/ebiz/0,1272,33330,00.html
Etoy Update
(Slashdot, Dec. 29, 1999)
http://slashdot.org/yro/99/12/29/1122217.shtml
eToys Drops Lawsuit Against eToy
(Slashdot, Dec. 29, 1999)
http://slashdot.org/yro/99/12/29/1538212.shtml
Matthew Mirapaul, EToys Offers to Drop Suit Against Artists Group
(New York Times, Dec. 29, 1999)
http://www.nytimes.com/library/tech/99/12/cyber/articles/30etoy.html
(free New York Times registration required)
Patricia Jacobus, eToys seeks settlement in dispute with etoy
(CNET News.com, Dec. 29, 1999)
http://news.cnet.com/news/0-1007-200-1509522.html?tag=st.ne.1002.
Steve Kettmann, Etoy: 'The Fight Isn't Over'
(Wired News, Dec. 30, 1999)
http://www.wired.com/news/politics/0,1283,33338,00.html
Matthew Mirapaul, Art and Commerce Collide Online
(New York Times, Dec. 30, 1999)
http://www.nytimes.com/library/financial/columns/123099internet-adcol.html
(free New York Times registration required)
Florian Roetzer, eToys.com gibt im Domainnamenkonflikt
mit der Kuenstlergruppe Etoy - ein wenig - nach
(Telepolis, Dec. 30, 1999)
http://www.heise.de/tp/deutsch/inhalt/te/5639/1.html
(Heise News-Ticker, Dec. 30, 1999)
http://www.telepolis.de/newsticker/data/fr-30.12.99-001/
Miguel Helft, About Face: EToys Seeks Peaceful Co-existence
(The Standard, Dec. 30, 1999)
http://www.thestandard.com/article/display/0,1151,8559,00.html
(Yahoo! News, Dec. 30, 1999)
http://dailynews.yahoo.com/h/is/19991230/bs/19991230011.html
RTMark Says EToys Still Suing Internet Art Group
(Bloomberg.com, Dec. 30, 1999)
http://quote.bloomberg.com/analytics/bquote.cgi?story_num=74ecbcc7dc6ab245c02994d16067669
&view=story&version=marketslong99.cfg
Maggiori informazioni:
http://rtmark.com/etoypress.html
http://rtmark.com/etoy/
http://rtmark.com/shell
http://www.etoys.com/cgi-bin/buzz.pl?sku=1012690&store=
BIBLIOGRAFIA
Nico Piro, Etoy. Cyberterrorismo, Roma, Castelvecchi,
1998
Pier Luigi Capucci, Arte e Tecnologie, Ed. dellOrtica,
Bologna, 1996
Pier Luigi Capucci, Il corpo tecnologico,Bologna, Baskerville,
1994
Pier Luigi Capucci, Realta del virtuale, Bologna,
Clueb, 1993
Pierre Lévy, Cibercultura, Milano, Interzone, 1999
Critical Art Ensamble, Disobbedienza Civile Elettronica,
Roma , Castelvecchi, 1998
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(24 kb) |