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Millesuoni. Intervista a Emanuele Quinz
Franco Torriani
La musica si è sempre nutrita di convergenze e connivenze
con altre discipline culturali. La poesia e la letteratura sono
l’esempio più evidente, ma anche le arti plastiche
[...], fino alla filosofia (basta pensare a Nietzsche e al caso
Wagner, o al ruolo di Adorno
nell’avanguardia musicale del secondo dopoguerra). L’originalità dell’incontro,
descritto da Millesuoni, risiede nell’apparente
lontananza tra i due mondi. Quest’incontro, tra un pensiero
esigente e “pointu” e una produzione musicale pop,
ci obbliga a ripensare categorie incancrenite come la distinzione
tra musica “savante”,
colta, assoluta e musica pop, sottomessa alle leggi dell’industria
dell’entertainment. Oggi l’universo della produzione
musicale è estremamente complesso e ricco, e forse, ciò che
caratterizza di più le tendenze attuali non solo della musica,
ma dell’arte in generale è questa profonda permeabilità tra
gli orizzonti, l’infrangersi delle frontiere tra discipline,
della commistione tra i generi. |
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Semplicità?
Valerio Eletti
E anche quest’anno, fra il 31 agosto e il 5 settembre,
le sirene di Linz hanno attratto migliaia di partecipanti – provenienti
davvero da ogni parte del mondo, e soprattutto dall’Oriente
(Corea, Cina, Giappone) e dall’America (Usa, Canada) – per
portarli a confrontarsi con i temi, le opportunità, le proposte
e i problemi legati in particolare al design delle interfacce:
sotto l’ombrello, come abbiamo detto, del concetto di Simplicity,
associato/contrapposto all’arte della complessità.
Che cosa si poteva vedere o ascoltare o dibattere o imparare su
questi
argomenti? Di tutto e di più (come tutti gli anni passati),
con lavori e testimonianze collocati nell’alveo di tre distinti
filoni: quello di taglio artistico/perfomativo (tipo Biennale di
Venezia); quello centrato sull’innovazione tecnologica (tipo
Imagina di Montecarlo). E soprattutto quello indefinibile, ricco
e stimolante che si trova all’intersezione dei due precedenti
insiemi e non vuole essere né solo concreta ricerca tecnologica
né solo narcisistica esibizione d’arte. |
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Robots@Play
Luigi Pagliarini
[...] La manifestazione, che cerca di far il punto sullo stato
dell’arte della robotica nel mondo, sembra porsi l’obbiettivo
di accogliere al suo interno, nel panorama della ricerca e dello
sviluppo della robotica sia scientifica che industriale. [...]
Difatti, è ormai
chiaro che il rapporto tra uomo e robot all’inizio del 2000 è esattamente
proporzionabile al rapporto che c’era tra uomo e PC alla
fine del ‘900.
Quindi tanto vale iniziarci a fare i conti e preparare culturalmente
le nostre società, in un processo che neghi le mistificazioni – tipiche
di talune letterature e cinematografie, ma anche di giornalismi
troppo spesso impreparati e ‘creativi’ – e che
viceversa porti certi elementi delle future società a diretto
contatto con il pubblico. |
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Multimedialità.
La trasformazione multimediale dei linguaggi comunicativi
Lorenzo Taiuti
Suono e immagine statica, segno e foto, immagine cinetica e immagine
manipolata, testo letterario e segnoi comunicativi si incontrano
su un supporto non più materialmente differenziato ma adatto
a infinite relazioni. Il termine Multimedialità definisce
comunque con immediatezza forte uno shock, lo shock dell’incontro-scontro
dei linguaggi nel medium digitale. Multimedialità sintetizza
la possibilità di
muoversi fra linguaggi attraverso un unico medium digitale e la
possibilità di una nuova complessità comunicativa
attraverso di essi, fino a negare la “forma compiuta” dei
linguaggi espressivi e della narrazione lineare occidentale.” Mi
identifico oggi con un testo di alcuni anni fa. |
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Precarity, Social Movements and Political
Communication
Martín Bergel, Julia
Risler (Translation: Brian Whitener)
If communication then is a decisive area but one not sufficiently
recognized as such by social movements, the experiences that flee
from precarity should make space and time for themselves to think
about communication. Political communication has at least two dimensions
with direct consequences for auto-organization. On the one hand,
the images and stories that circulate in the “jungle of symbols” can
have an empowering effect and strengthen a collective of persons,
as well as destroy such as collective. Identity, the “us” capable
of traversing subjectively (or not) a group of persons and sustaining
this group in a prolonged collective action, depends, in good measure,
on communicational effects, as much in creating an internal dialogue
and the (auto)construction of a communal meaning from inside each
experience as in the “reception” and interiorization
of “external noise.” |
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