“ARTE E ROBOTICA”
Bill Vorn “Robotic Art Creatures and Other Believable Living Machines”
14 settembre 2007 h.17
Con introduzione del PERCRO Art and Robotics Group
L’arte “tecnologica” non può essere raggruppata in una vasta categoria indistinta. Intuizioni, circostanze sociali ed opportunità tecnologiche possono dare vita ad una serie di pratiche artistiche riguardanti specifiche tecniche, strumenti e concetti tecnologici. Esprimere un punto di vista critico sull’arte tecnologica può essere difficoltoso: opere sperimentali possono diventare obsolescenti nel giro di pochi anni, ed un’analisi accurata dello stato dell’arte richiede una continua attenzione agli sviluppi in campo scientifico, tecnologico ed artistico. In generale, le incursioni degli artisti in un’area della tecnologia inesplorata possono durare per pochi anni per poi scomparire senza lasciare tracce significative, o dare vita a un corpus importante di lavori e analisi teoriche. D’altra parte, una pratica artistica può trarre forza e significato esclusivamente dall’utilizzo di una tecnologia nella sua prima fase di accessibilità, in quanto rivendicazione culturale, così come le arti tecnologiche “tradizionali”, come il video, possono indebolire la loro carica sperimentale, abbandonando alcune peculiarità della tecnologia ( il “logos”, ovvero discorso, riflessione, pensiero) per esplorare i territori della tecnica. Nella nostra cultura, dominata dai sempre più pervasivi media elettronici, è interessante prendere in considerazione, insieme con il video, le produzioni multimediali, le performance, le telecomunicazioni e le installazioni interattive, il ruolo della robotica nell’arte contemporanea.L’arte robotica oscilla da anni tra i due poli della sperimentazione continua e dell’instaurazione di una tradizione analitica; come tutti i settori dell’arte tecnologica, a partire dal cinema e dalla fotografia ai loro esordi, deve affrontare le difficoltà legate alla definizione del medium. L’immaginario fantascientifico, i nuovi trend della ricerca scientifica e delle applicazioni industriali, le evoluzioni che la tecnologia impone al nostro modo di pensare, sentire e agire influenzano, ma non coincidono, con le tendenze dell’arte robotica. Anche se gli artisti, naturalmente, non ignorano le definizioni mitologiche, letterarie o industriali riguardanti i robot o le forme di vita artificiali, queste ultime non delimitano le categorie di alcuna opera di arte robotica. Ogni artista sviluppa le sue particolari strategie ed ibrida la tecnologia robotica con altri media, altri contesti, altri riferimenti culturali.
Bill Vorn: la disfunzione macchinica e l’emozione artificiale
L’artista canadese Bill Vorn è sicuramente tra gli artisti che più hanno contribuito a dare forma a un corpus diopere esplorando le possibilità espressive della robotica. Fin dall’inizio degli anni ’90, Bill Vorn lavora con la robotica, e crea installazioni sonore e luminose ispirate al concetto di Vita Artificiale. L’arte robotica di Bill Vorn mira ad indurre empatia nei visitatori: empatia verso strutture articolate in metallo che diventano personaggi, come le sue Isterical Machines. Durante il seminario al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, intitolato “Robotic Art Creatures and Other Believable Living Machines”, Bill Vorn illustrerà la propria ricerca artistica nel campo dell’estetica del comportamento artificiale. Le sue opere, concepite sulle basi di un principio di decostruzione, suggeriscono comportamenti disfunzionali, assurdi e devianti attraverso un comportamento macchinico funzionale. Vorn opera quindi su due livelli paralleli che esprimono la natura paradossale dell’Intelligenza Artificiale. Tra le sue opere più conosciute, le Hysterical Machines sono costituite da un corpo sferico e da otto bracci/a di alluminio. Ogni “Macchina Isterica” possiede un sistema di sensori, un sistema di motori e un sistema di controllo che funzionano come un sistema nervoso autonomo ed interamente reattivo. Queste macchine sono in grado di percepire la presenza umana e reagire ai visitatori in base agli stimoli ricevuti, dando vita ad un loop di interazione uomo/macchina ed a una serie di interpretazioni sociali ed emotive basate su un singolo pattern dinamico.
La forza di questi simulacri poggia sul sovvertimento della nostra percezione delle creature robotiche. Implementando un insieme di comportamenti reattivi di base, e creando un contesto audiovisivo immersivo come ambiente per le installazioni, le opere di Bill Vorn stimolano un riflesso automatico di riconoscimento antropomorfico e di proiezione, come succede per ogni fenomeno dinamico che comunica con i nostri sensi: le macchine robotiche di Bill Vorn non sono automati specializzati e virtuosi, ma opere d’arte espressive.
Bill Vorn – biografia
Bill Vorn lavora su progetti di arte robotica dal 1992. Le sue installazioni comprendono robotica, controllo del movimento, processi relativi al suono, illuminazione, video e cibernetica. Le sue ricerche ruotano intorno al tema della vita artificiale e della robotica, e prendono vita nei suoi lavori artistici basati sull’estetica dei comportamenti artificiali. Dopo aver ricevuto un Ph.D. sul tema della vita artificiale come media, Vorn è diventato docente di Arti Elettroniche presso la Concordia University di Montreal, Canada (programma Intermedia/Cyberarts) dove è responsabile dell’a-lab, un laboratorio di ricerca in arte robotica parte dell’Hexagram Institute. Il suo lavoro artistico è stato presentato in molti eventi internazionali, tra cui Ars Electronica, ISEA, DEAF, Sonar, Art Futura, EMAF e Artec. È stato vincitore del Life 2.0 Award (1999, Madrid), del Leprecon Award for Interactivity (1998, New York), del Prix Ars Electronica - Distinction Award (1996, Linz), dell’ International Digital Media Award (1996, Toronto). Ha collaborato con molti artisti canadesi (tra cui Edouard Lock, Robert Lepage, Gilles Maheu, Loius Philippe Demers e Istvan Kantor).
PERCRO Art and Robotics Group
Il seminario di Bill Vorn sarà presentato da Haakon Faste e Fiammetta Ghedini, membri dell’Art and Robotics Group del Laboratorio PERCRO (PERceptual ROBotics). Il Laboratorio PERCRO (Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa) è stato fondato dal Prof. Massimo Bergamasco nel 1994 e si occupa di robotica percettiva, ambienti virtuali e sistemi di telepresenza.La progettazione e l’utilizzo delle tecnologie di robotica percettiva e di presenza virtuale, guidate da uno studio approfondito delle esigenze umane a partire dalla psicologia cognitiva, dalla ricerca sul design e dai processi artistici, promette nuove oppportunità di interazioni creative e didattiche per il miglioramento della società in senso lato. Lo scopo dell’Art and Robotics Group è quello di esplorare, attraverso un approccio multidisciplinare, le sinergie tra la ricerca scientifica, culturale ed artistica nell’ambito della robotica.
Per informazioni:
www.percro.org
www.billvorn.concordia.ca
www.alab.hexagram.ca
www.hexagram.ca